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"COME IL CHICCO DI GRANO"

Nell’agosto del 1862, la giovane diciassettenne si sente chiamata in modo particolare alla vita religiosa, ma i genitori la ostacolano apertamente. Per ben quattro anni il no del padre sarà categorico. Poi finalmente le concede di prendere i voti. Qualche spiraglio su come si sciolse il nodo del consenso paterno ci viene dalla testimonianza di Sr. Johanna Ankenbrand:

«Nulla so di speciale sull'origine e sul primo sviluppo della vocazione religiosa, né del modo con cui essa si diportò chiedendo consiglio al Confessore, o facendo preghiere speciali: sono cose intime e la Serva di Dio parlava di sé assai raramente. So che il padre avrebbe preferito che prendesse stato nel mondo e la madre andava preparandola a diventare una buona dirigente di famiglia: ma essa non assecondava tali aspirazioni dei genitori, benché non mancasse mai loro di rispetto. Ho saputo dalla sorella Edvige, nonché da Suor Scolastica, che un giorno andò in casa un Giurista con l'intenzione di chiedere la mano della Serva di Dio, probabilmente d'accordo col padre e la Serva di Dio, per delicatezza di sentimento verso i genitori, ai quali sarebbe dispiaciuto un rifiuto, si nascose nella soffitta e non si fece vedere, se non quando il giurista era partito. Questo persuase i genitori della vocazione della figlia».
 

(Dalle Testimonianze  del processo ordinario nepesino
sull’eroicità delle virtù di Madre Francesca Streitel, 1937-1940)

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